JANE GOODALL


Jane Goodall

"Senza dubbio una delle persone che ha maggiormente
contribuito alla conoscenza del mondo in cui viviamo"
Enciclopedia Britannica

"Gli studi di Jane Goodall sugli scimpanzé
rappresentano una delle più grandi conquiste scientifiche dell'Occidente"
Stephen Jay Gould

 

 
 

Incoraggiata dalla madre Vanne, l’attrazione di Jane Goodall per gli animali cominciò in età molto giovane. Fin da piccola lesse avidamente libri sugli animali, sognando di vivere come Tarzan e Dr. Dolittle, osservando e descrivendo gli animali con cui viveva.

Da ragazza la sua passione cresceva. E quando un’amica intima la invitò ad andare in Kenya nel 1957, Jane accettò prontamente. Pochi mesi dopo il suo arrivo incontrò il famoso antropologo e paleontologo Dr. Louis Leakey. Uno degli interessi di Leakey fu studiare gli scimpanzé in natura in modo da prendere visione del percorso evolutivo dell’uomo. La pazienza e il persistente desiderio di Jane di comprendere gli animali incitò Leakey a scegliere lei per i suoi studi pionieristici. Egli ritenne che una mente libera da influenze accademiche potesse fornire delle nuove prospettive. Era intenzione di Leakey che le ricerche di Jane fossero a lungo termine, anche se in molti erano convinti che lei non avrebbe resistito più di tre settimane.

Nell’estate del 1960, una giovane donna Inglese arrivò sulle sponde del lago Tanganyika in Tanzania, Africa Orientale. Anche se fino ad allora nessuna donna aveva osato entrare nel territorio selvaggio delle foreste Africane, andarci significò il compimento del sogno dell’ infanzia di Jane Goodall!

Nel 1965, Jane Goodall si laureò in etologia all’Università di Cambridge. Poco dopo, ritornò in Tanzania per continuare le ricerche e istituire il Gombe Stream Research Centre. Le sue importanti scoperte scientifiche formarono la base per tutti gli studi futuri sui primati. Una delle numerose osservazioni che stupirono il mondo fu che gli scimpanzé costruiscono e usano strumenti. Infatti, a quel tempo, era ritenuto che tale comportamento fosse solo una prerogativa dell’uomo. Attraverso gli anni i suoi studi rivelarono molte somiglianze impressionanti tra l’uomo e gli scimpanzé.

Nel 1977, Jane fondò il Jane Goodall Institute per sostenere le ricerche sul campo, i progetti di conservazione concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente, ed i progetti di educazione ambientale e interculturale. Il Jane Goodall Institute è una organizzazione non–profit internazionale con uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio, Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia, Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA.

Oggi la missione dell’Istituto è di promuovere relazioni positive tra l’uomo, l’ambiente e gli animali, tutelare l’habitat dei primati, promuovere attività che assicurino il benessere degli animali, sia in natura che in cattività. Lo stretto rapporto di interdipendenza che lega l’uomo alla natura ci impone di costruire sempre nuovi ponti: l’impegno verso la conoscenza e la protezione degli scimpanzé e del loro ambiente rappresenta l’anello di collegamento tra la salvezza di una specie e il benessere di tutti gli esseri viventi.

Jane Goodall ha dimostrato che gli scimpanzé manifestano comportamenti ritenuti in precedenza esclusiva caratteristica dell’uomo: possono ragionare e risolvere semplici problemi, costruire e usare utensili, provano emozioni simili alle nostre, hanno una complessa vita affettiva ed un certo grado di autocoscienza.

L’Istituto si dedica alla conservazione degli scimpanzé e del loro ambiente naturale; alla denuncia delle deplorevoli condizioni nelle quali spesso si trovano gli scimpanzé in cattività; all’educazione ambientale e interculturale; al miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali, ritenendo che non sia possibile proteggere gli scimpanzé senza tenere conto delle esigenze di sviluppo di coloro che condividono lo stesso ambiente.

I progetti dell'Istituto Jane Goodall

I progetti dell’Istituto includono il programma umanitario e ambientale internazionale dedicato ai giovani "Roots & Shoots", mirato a educare al rispetto per l’ambiente, favorire la conoscenza e la comprensione di altre culture; il Gombe Stream Research Centre, in Tanzania; cinque oasi faunistiche in Africa, dove trovano rifugio gli scimpanzé sottratti al traffico illegale, e sono centri attivi per l’educazione e la tutela ambientale; il progetto progetto TACARE, finanziato dalla Comunità Europea, che prevede il sostegno a 30 villaggi africani attraverso la riforestazione, l’assistenza sanitaria di base, la pianificazione familiare, l’assistenza alle donne e ai bambini orfani, e progetti di microcredito. La “rete della vita” unisce uomini, animali e ambiente, e l’attenzione prestata agli scimpanzé ci fornisce lo strumento per migliorare l’ambiente a beneficio di tutti gli esseri viventi, incluso l’uomo. I progetti del JGI sono rivolti all’uomo, agli animali e all’ambiente. Nel CENTRO DI RICERCA DEL PARCO NAZIONALE DI GOMBE, in Tanzania, gli studi diretti da Jane Goodall continuano a fornire nuove conoscenze sull’ecologia e sul comportamento dei primati.

Per fermare il traffico illegale di scimpanzé l’Istituto ha fondato in cinque paesi Africani – Congo, Kenya, Tanzania, Uganda e Sud-Africa - dei "SANTUARI" che accolgono i piccoli di scimpanzé confiscati ai bracconieri dalle autorità locali. I santuari, oltre a prendersi cura degli scimpanzé che purtroppo non possono essere più reintrodotti in natura, sono centri attivi per l’educazione e la tutela ambientale

Il progetto internazionale di ricerca ChimpanZoo si dedica allo studio degli scimpanzé in cattività. ChimpanZoo coinvolge attualmente dodici zoo e centri di recupero in varie parti del mondo con lo scopo di raccogliere dati comportamentali per studi comparativi e l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita degli scimpanzé in cattività.

In Tanzania, lungo le coste del lago Tanganyika, il progetto TACARE opera in ventisette villaggi con programmi di riforestazione, educazione ambientale, potabilizzazione e assistenza sanitaria.”.

Roots & Shoots (R&S), Radici e Germogli, è il programma umanitario e ambientale internazionale dedicato ai giovani. Il JGI sa che il futuro è nelle mani dei giovani di tutto il mondo e che essi debbano essere motivati a identificare i loro valori e imparare a perseguirli. L’obiettivo di R&S è educare al rispetto per l’ambiente, favorire la conoscenza e la comprensione di altre culture, sostenere l’importanza dell’impegno individuale al fine di rendere il mondo un ambiente migliore per tutti gli esseri viventi. R&S è presente in oltre 80 paesi, giovani di tutto il mondo sono in contatto tra loro attraverso il programma interculturale Partnership in understanding.

Negli ultimi quindici anni, la Prof. Goodall ha viaggiato continuamente in tutto il mondo raccogliendo fondi per i progetti dell’Istituto e sensibilizzando l’opinione pubblica sui problemi ambientali che l’uomo stesso ha causato al pianeta. Si e’ fatta ambasciatrice della causa degli scimpanzé, delle altre specie minacciate di estinzione, e del loro ambiente naturale.

Jane Goodall crede che l’uomo riuscirà a trovare una soluzione al dissesto ambientale che lo minaccia. La speranza è riposta in particolare nel coinvolgimento dei giovani, nella consapevolezza dell’importanza dell’impegno individuale al fine di rendere il mondo un ambiente migliore per tutti gli esseri viventi.

Jane Goodall ha ricevuto alti riconoscimenti accademici da molte università, tra cui la Salisbury State University, la University of Philadelphia, l’Università di Utrecht, l’Università di Monaco, l’Università di Edimburgo, la Cornell University, e molte altre. E’ stata inoltre insignita di molte onorificenze tra cui il prestigioso Premio Hubbard dalla National Geographic Society, il premio Lifetime of Discovery dalla Discovery Channel, il William Proctor Prize for Scientific Achievement, il Paul Getty Conservation Award, il titolo di Comandante dell’Impero Britannico (DBE) dalla Regina Elisabetta d’Inghilterra, l’Ordine dell’Arca d’Oro dai Paesi Bassi, il Premio Kyoto dal Giappone, la Medaglia Kilimanjaro dalla Tanzania, il premio Ghandi-King per la non-violenza 2001, ed è inoltre messaggero di pace per l'ONU, medaglia d’oro dell’UNESCO, ed ha ricevuto la legion d’onore francese.

E’ autrice di numerosi libri e articoli, ed è protagonista di documentari e filmati. I suoi libri includono L’OMBRA DELL’UOMO, e recentemente LE RAGIONI DELLA SPERANZA.

CURRICULUM VITAE.

Breve biografia:

Jane Goodall è una delle più importanti figure scientifiche nel campo dell'etologia e delle attività in difesa della natura. La sua ricerca sugli scimpanzé, iniziata nel 1960 nell’allora Riserva di Gombe in Tanzania, é considerata una pietra miliare nello studio del comportamento animale, nonché la più lunga ed esaustiva mai condotta su una specie in natura. Le sue scoperte hanno formato la base per tutti gli studi futuri sui primati e ridefinito la relazione tra l’uomo e gli animali.

Nel 1977 fonda il Jane Goodall Institute (JGI) per sostenere le ricerche sul campo, i progetti di conservazione concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente. L’Istituto, inoltre, è noto per i suoi innovativi programmi di conservazione in Africa per le comunità locali e per il programma educativo Roots&Shoots con 8000 gruppi in 96 Paesi.

Goodall viaggia circa 300 giorni all’anno in tutto il mondo sensibilizzando l’opinione pubblica sui problemi ambientali che l’uomo stesso ha causato al pianeta. Si è fatta ambasciatrice della causa degli scimpanzé, delle altre specie minacciate di estinzione, e del loro ambiente naturale. Jane Goodall crede che l’uomo riuscirà a trovare una soluzione al dissesto ambientale che lo minaccia, la speranza è riposta in particolare nella consapevolezza dell’importanza dell’impegno individuale. Sollecita instancabilmente la sua audience a riconoscere le proprie responsabilità, ad adottare comportamenti eco-compatibili e all’attivismo ambientale.

Goodall è stata insignita di numerose onorificenze tra cui la Medaglia della Tanzania, il Premio Hubbard della National Geographic Society, il prestigioso Premio Kyoto del Giappone, il Principe de Asturias per la scoperta scientifica e tecnica 2003, la Medaglia "Benjamín Franklin", la medaglia d’oro dell’UNESCO, il premio Ghandi-King per la non-violenza. Nell’aprile 2002 il segretario generale dell’ONU Kofi Annan l’ha nominata “Messaggero di Pace” (vedi foto a lato), nel 2004 il Principe Charles l’ha insignita del titolo di Dama dell’Impero Britannico (DBE). Nel 2006 ha ricevuto dal Primo Ministro de Villepin la Legione d’onore, la più alta onorificenza francese.

L’ampia lista di pubblicazioni, molte delle quali tradotte in italiano, include due opere complete sul lavoro svolto a Gombe, In the Shadow of Man e Through a Window, due autobiografie in letters ed una spirituale, Le ragioni della speranza. I tanti libri per bambini comprendono successi quali Grub: the Bush Baby, Chimpanzees I Love e My Life with the Chimpanzees. Il volume Chimpanzees of Gombe: Patterns of Behavior è universalmente riconosciuto come il più completo lavoro sugli scimpanzé e rappresenta il culmine della carriera scientifica di Jane Goodall.

A lei sono dedicati numerosi documentari televisivi e filmati: Jane Goodall’s Wild Chimpanzee (2002), Jane Goodall’s return to Gombe, Jane Goodall’s State of the Great Ape, When Animals Talk, e Jane Goodall’s Heroes.

Incoraggiata dalla madre Vanne, l’attrazione di Jane Goodall per gli animali cominciò in età molto giovane. Fin da piccola lesse avidamente libri sugli animali, sognando di vivere come Tarzan e Dr. Dolittle, osservando e descrivendo gli animali con cui viveva.

Da ragazza la sua passione cresceva. E quando un’amica intima la invitò ad andare in Kenya nel 1957, Jane accettò prontamente. Pochi mesi dopo il suo arrivo incontrò il famoso antropologo e paleontologo Dr. Louis Leakey. Uno degli interessi di Leakey fu studiare gli scimpanzé in natura in modo da prendere visione del percorso evolutivo dell’uomo. La pazienza e il persistente desiderio di Jane di comprendere gli animali incitò Leakey a scegliere lei per i suoi studi pionieristici. Egli ritenne che una mente libera da influenze accademiche potesse fornire delle nuove prospettive. Era intenzione di Leakey che le ricerche di Jane fossero a lungo termine, anche se in molti erano convinti che lei non avrebbe resistito più di tre settimane.

Nell’estate del 1960, una giovane donna Inglese arrivò sulle sponde del lago Tanganyika in Tanzania, Africa Orientale. Anche se fino ad allora nessuna donna aveva osato entrare nel territorio selvaggio delle foreste Africane, andarci significò il compimento del sogno dell’ infanzia di Jane Goodall!

Nel 1965, Jane Goodall si laureò in etologia all’Università di Cambridge. Poco dopo, ritornò in Tanzania per continuare le ricerche e istituire il Gombe Stream Research Centre. Le sue importanti scoperte scientifiche formarono la base per tutti gli studi futuri sui primati. Una delle numerose osservazioni che stupirono il mondo fu che gli scimpanzé costruiscono e usano strumenti. Infatti, a quel tempo, era ritenuto che tale comportamento fosse solo una prerogativa dell’uomo. Attraverso gli anni i suoi studi rivelarono molte somiglianze impressionanti tra l’uomo e gli scimpanzé.

Nel 1977, Jane fondò il Jane Goodall Institute per sostenere le ricerche sul campo, i progetti di conservazione concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente, ed i progetti di educazione ambientale e interculturale. Il Jane Goodall Institute è una organizzazione non–profit internazionale con uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio, Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia, Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA.

Oggi la missione dell’Istituto è di promuovere relazioni positive tra l’uomo, l’ambiente e gli animali, tutelare l’habitat dei primati, promuovere attività che assicurino il benessere degli animali, sia in natura che in cattività. Lo stretto rapporto di interdipendenza che lega l’uomo alla natura ci impone di costruire sempre nuovi ponti: l’impegno verso la conoscenza e la protezione degli scimpanzé e del loro ambiente rappresenta l’anello di collegamento tra la salvezza di una specie e il benessere di tutti gli esseri viventi.

Jane Goodall ha dimostrato che gli scimpanzé manifestano comportamenti ritenuti in precedenza esclusiva caratteristica dell’uomo: possono ragionare e risolvere semplici problemi, costruire e usare utensili, provano emozioni simili alle nostre, hanno una complessa vita affettiva ed un certo grado di autocoscienza.

L’Istituto si dedica alla conservazione degli scimpanzé e del loro ambiente naturale; alla denuncia delle deplorevoli condizioni nelle quali spesso si trovano gli scimpanzé in cattività; all’educazione ambientale e interculturale; al miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali, ritenendo che non sia possibile proteggere gli scimpanzé senza tenere conto delle esigenze di sviluppo di coloro che condividono lo stesso ambiente.

Incoraggiata dalla madre Vanne, l’attrazione di Jane Goodall per gli animali cominciò in età molto giovane. Fin da piccola lesse avidamente libri sugli animali, sognando di vivere come Tarzan e Dr. Dolittle, osservando e descrivendo gli animali con cui viveva.

Da ragazza la sua passione cresceva. E quando un’amica intima la invitò ad andare in Kenya nel 1957, Jane accettò prontamente. Pochi mesi dopo il suo arrivo incontrò il famoso antropologo e paleontologo Dr. Louis Leakey. Uno degli interessi di Leakey fu studiare gli scimpanzé in natura in modo da prendere visione del percorso evolutivo dell’uomo. La pazienza e il persistente desiderio di Jane di comprendere gli animali incitò Leakey a scegliere lei per i suoi studi pionieristici. Egli ritenne che una mente libera da influenze accademiche potesse fornire delle nuove prospettive. Era intenzione di Leakey che le ricerche di Jane fossero a lungo termine, anche se in molti erano convinti che lei non avrebbe resistito più di tre settimane.

Nell’estate del 1960, una giovane donna Inglese arrivò sulle sponde del lago Tanganyika in Tanzania, Africa Orientale. Anche se fino ad allora nessuna donna aveva osato entrare nel territorio selvaggio delle foreste Africane, andarci significò il compimento del sogno dell’ infanzia di Jane Goodall!

Nel 1965, Jane Goodall si laureò in etologia all’Università di Cambridge. Poco dopo, ritornò in Tanzania per continuare le ricerche e istituire il Gombe Stream Research Centre. Le sue importanti scoperte scientifiche formarono la base per tutti gli studi futuri sui primati. Una delle numerose osservazioni che stupirono il mondo fu che gli scimpanzé costruiscono e usano strumenti. Infatti, a quel tempo, era ritenuto che tale comportamento fosse solo una prerogativa dell’uomo. Attraverso gli anni i suoi studi rivelarono molte somiglianze impressionanti tra l’uomo e gli scimpanzé.

Nel 1977, Jane fondò il Jane Goodall Institute per sostenere le ricerche sul campo, i progetti di conservazione concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente, ed i progetti di educazione ambientale e interculturale. Il Jane Goodall Institute è una organizzazione non–profit internazionale con uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio, Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia, Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA.

Oggi la missione dell’Istituto è di promuovere relazioni positive tra l’uomo, l’ambiente e gli animali, tutelare l’habitat dei primati, promuovere attività che assicurino il benessere degli animali, sia in natura che in cattività. Lo stretto rapporto di interdipendenza che lega l’uomo alla natura ci impone di costruire sempre nuovi ponti: l’impegno verso la conoscenza e la protezione degli scimpanzé e del loro ambiente rappresenta l’anello di collegamento tra la salvezza di una specie e il benessere di tutti gli esseri viventi.

Jane Goodall ha dimostrato che gli scimpanzé manifestano comportamenti ritenuti in precedenza esclusiva caratteristica dell’uomo: possono ragionare e risolvere semplici problemi, costruire e usare utensili, provano emozioni simili alle nostre, hanno una complessa vita affettiva ed un certo grado di autocoscienza.

L’Istituto si dedica alla conservazione degli scimpanzé e del loro ambiente naturale; alla denuncia delle deplorevoli condizioni nelle quali spesso si trovano gli scimpanzé in cattività; all’educazione ambientale e interculturale; al miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali, ritenendo che non sia possibile proteggere gli scimpanzé senza tenere conto delle esigenze di sviluppo di coloro che condividono lo stesso ambiente.

Incoraggiata dalla madre Vanne, l’attrazione di Jane Goodall per gli animali cominciò in età molto giovane. Fin da piccola lesse avidamente libri sugli animali, sognando di vivere come Tarzan e Dr. Dolittle, osservando e descrivendo gli animali con cui viveva.

Da ragazza la sua passione cresceva. E quando un’amica intima la invitò ad andare in Kenya nel 1957, Jane accettò prontamente. Pochi mesi dopo il suo arrivo incontrò il famoso antropologo e paleontologo Dr. Louis Leakey. Uno degli interessi di Leakey fu studiare gli scimpanzé in natura in modo da prendere visione del percorso evolutivo dell’uomo. La pazienza e il persistente desiderio di Jane di comprendere gli animali incitò Leakey a scegliere lei per i suoi studi pionieristici. Egli ritenne che una mente libera da influenze accademiche potesse fornire delle nuove prospettive. Era intenzione di Leakey che le ricerche di Jane fossero a lungo termine, anche se in molti erano convinti che lei non avrebbe resistito più di tre settimane.

Nell’estate del 1960, una giovane donna Inglese arrivò sulle sponde del lago Tanganyika in Tanzania, Africa Orientale. Anche se fino ad allora nessuna donna aveva osato entrare nel territorio selvaggio delle foreste Africane, andarci significò il compimento del sogno dell’ infanzia di Jane Goodall!

Nel 1965, Jane Goodall si laureò in etologia all’Università di Cambridge. Poco dopo, ritornò in Tanzania per continuare le ricerche e istituire il Gombe Stream Research Centre. Le sue importanti scoperte scientifiche formarono la base per tutti gli studi futuri sui primati. Una delle numerose osservazioni che stupirono il mondo fu che gli scimpanzé costruiscono e usano strumenti. Infatti, a quel tempo, era ritenuto che tale comportamento fosse solo una prerogativa dell’uomo. Attraverso gli anni i suoi studi rivelarono molte somiglianze impressionanti tra l’uomo e gli scimpanzé.

Nel 1977, Jane fondò il Jane Goodall Institute per sostenere le ricerche sul campo, i progetti di conservazione concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente, ed i progetti di educazione ambientale e interculturale. Il Jane Goodall Institute è una organizzazione non–profit internazionale con uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio, Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia, Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA.

Oggi la missione dell’Istituto è di promuovere relazioni positive tra l’uomo, l’ambiente e gli animali, tutelare l’habitat dei primati, promuovere attività che assicurino il benessere degli animali, sia in natura che in cattività. Lo stretto rapporto di interdipendenza che lega l’uomo alla natura ci impone di costruire sempre nuovi ponti: l’impegno verso la conoscenza e la protezione degli scimpanzé e del loro ambiente rappresenta l’anello di collegamento tra la salvezza di una specie e il benessere di tutti gli esseri viventi.

Jane Goodall ha dimostrato che gli scimpanzé manifestano comportamenti ritenuti in precedenza esclusiva caratteristica dell’uomo: possono ragionare e risolvere semplici problemi, costruire e usare utensili, provano emozioni simili alle nostre, hanno una complessa vita affettiva ed un certo grado di autocoscienza.

L’Istituto si dedica alla conservazione degli scimpanzé e del loro ambiente naturale; alla denuncia delle deplorevoli condizioni nelle quali spesso si trovano gli scimpanzé in cattività; all’educazione ambientale e interculturale; al miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali, ritenendo che non sia possibile proteggere gli scimpanzé senza tenere conto delle esigenze di sviluppo di coloro che condividono lo stesso ambiente.

 

 

 

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