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 Bushmeat di Riccardo Scalera.
 Scimpanzé nella ricerca biologica
 Gli scimpanzé non sono animali da compagnia
 Scimpanzé in pubblicità e nell'industria dell'intrattenimento di Jane Goodall.  

IN PERICOLO

Le tre maggiori minacce all’estinzione degli scimpanzé (e gorilla e bonobo) in Africa, sono la perdita dell’ habitat, la caccia per le loro carni e l’uccisione delle madri per il commercio dei piccoli. Nel passato molti scimpanzé furono esportati come animali da intrattenimento o per la ricerca scientifica. L’aumento delle restrizioni legislative e delle pene hanno ridotto l’esportazione dei giovani scimpanzé, ma il pericolo non è assolutamente scomparso.

PERDITA DELL'HABITAT

Questo problema si collega alla sempre maggiore richiesta di terra da parte della popolazione. L’Africa attualmente è il continente con il più alto tasso di crescita della popolazione, che raddoppia ogni 24 anni. Nel 1990, il continente era abitato da circa 600 milioni di persone, con una sempre crescente pressione sulle risorse naturali. Le foreste vengono abbattute per ricavare legna da ardere, carbone e legname da costruzione. Vengono inoltre disboscate per ottenere spazio abitabile, pascoli per il bestiame, coltivazioni. Le concessioni delle foreste sono vendute a compagnie di legname del mondo sviluppato, spesso responsabili della triste trasformazione delle aree forestali in desertiche.

A meno che non troviamo un modo per rallentare la crescita della popolazione, le conseguenze dovute alla pressione demografica e allo sfruttamento delle risorse naturali si rivelerà troppo ingente da sopportare. La deforestazione spinge la specie scimpanzé verso l’estinzione. Molte popolazioni si sono gia frammentate. Gruppi molto piccoli, una volta isolati dagli altri, non saranno piu’ in grado di riprodursi con successo mantenendo un adeguato scambio genico.

CACCIA

Gli scimpanzé vengono cacciati per le loro carni come selvaggina, per il commercio di animali vivi, o, in alcuni posti, perché danneggiano le coltivazioni di banane o cacao che sorgono nelle zone confinanti con la foresta. La più grande minaccia per gli scimpanzé (e tutti gli animali della foresta) è il “commercio di selvaggina”. In tantissime zone dell’Africa viene infatti preferita la carne di animali selvatici: gli scimpanzé sono mangiati in Guinea, Liberia, Costa d’Avorio, Cameroon, Gabon, Guinea Equatoriale, Congo-Zaire e Congo-Brazzaville. Tale costume alimentare non è nuovo. Per centinaia di anni l’uomo ha praticato una caccia di sussistenza, vivendo in armonia con la natura. Oggi invece, questa caccia è diventata un grande business.
Cosa ha provocato questo cambiamento?

Le compagnie di legname hanno costruito, e costruiscono tutt’ora, profonde strade nel bel mezzo dell’ormai ultima grande foresta equatoriale. I cacciatori, spesso professionisti provenienti dalle città, ottengono passaggi sui camion fino alla fine della strada, sparano a tutto ciò che vedono, nascondono le carcasse nei camion, spesso affumicate o disidratate, e le portano in città per venderle ai mercati. Lì è quindi possibile trovare la carne di ogni tipo di animale selvaggio – gorilla, bonobo e scimpanzé inclusi – con un prezzo più alto rispetto alla carne di animali domestici. Molti ristoranti “offrono” piatti a base di scimmie antropomorfe, insieme ad altri di animali ugualmente in pericolo d’estinzione. Questo commercio minaccia realmente l’esistenza di numerosissime specie di animali in via di estinzione, imponendo quindi la necessità di trovare una soluzione.
Le madri di molti piccoli vengono uccise in modo da poter contrabbandare i piccoli fuori dal paese. I compratori li utilizzano per l’intrattenimento o per le ricerche bio-mediche. Fortunatamente gli scimpanzé sono stati oggi classificati specie in via d’estinzione, e quindi il loro commercio dichiarato illegale. Ciononostante, questo continua. E’ stato calcolato che per ogni piccolo che esce incolume dal paese, 10 scimpanzé vengono uccisi.

Quando una madre viene colpita, se riesce a fuggire addentrandosi nella foresta col piccolo, quasi sicuramente muore e con lei anche il piccolo. Inoltre, i richiami che la madre lancia, attirano altri componenti della comunità, che in molti casi verranno poi uccisi dai bracconieri. Senza considerare tutti gli scimpanzé che, una volta esportati, muoiono per mancanza di una adeguata alimentazione o affetto. Molte parti delle scimmie, quali la testa, le mani e il pene, vengono venduti come pozioni magiche. Per esempio, alcune parti della mano, se vengono seppellite nella polvere e annaffiate con l’acqua sporca di un bambino, si crede che egli crescerà con la forza e il coraggio di uno scimpanzé.

Nel 1975 è stata creata la Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie a Rischio della Fauna e Flora Selvatiche (CITES). 
Attualmente gli scimpanzé in Africa sono classificati come in estinzione, mentre quelli in cattività negli Stati Uniti, in pericolo, una scappatoia questa che permette che vengano trasportati da uno stato all’altro per la ricerca scientifica.

SCIMPANZE' NELLA RICERCA BIOLOGICA

E’ tempo di riconsiderare la nostra posizione acritica riguardo agli esperimenti condotti sugli animali nei nostri laboratori, così come altri abusi sugli animali, e di estendere la nostra etica anche al mondo animale. E’ sbagliato usare gli animali in ogni modo che ci appare adatto. Fino a che gli animali saranno usati nei laboratori, dovremo batterci per ottenere trattamenti umani e una legislazione che renda illegale il loro impiego nel caso in cui siano state trovate tecniche alternative. Una grande percentuale di test sono completamente inutili e dovrebbero essere interrotti immediatamente"
JANE GOODALL

Scimpanzé e altri primati, insieme a cani, gatti, maiali, cavie, topi e una gran quantità di animali da fattoria, sono stati utilizzati nella ricerca biomedica, come modelli animali per le malattie umane. Scimpanzé sono inoltre stati usati per valutare i danni subiti dal cervello e dal cranio in simulazioni di incidenti alla testa e negli studi di isolamento sociale. Gli scimpanzé sono così simili a noi da poter prendere o essere infettati da quasi tutte le malattie infettive umane conosciute. Nel 1978, l’Istituto Nazionale di Sanita’ americano dichiarò lo scimpanzé “ un insostituibile modello” per lo studio di alcune malattie.

Gli scimpanzé infettati con il virus dell’HIV, hanno mantenuto il retrovirus vivo nel flusso sanguigno. Ma durante quasi 20 anni di ricerca, fatta eccezione di 2 scimpanze’ maschi al Centro di Ricerca sui Primati di Yerkes, nessun scimpanzé ha mostrato tutti i sintomi dell’AIDS. I difensori dello studio sugli scimpanzé, sostengono che il loro uso ha permesso di raggiungere molte importanti scoperete, mentre gli oppositori sostengono la possibilità di usare altre soluzioni alternative, compresi volontari umani.

Finché gli scimpanzé saranno usati per queste ricerche, è nostro dovere trattarli nella maniera più umana possibile. La loro somiglianza con l’uomo non si esaurisce con il loro sistema immunitario o la fisiologia. I piccoli scimpanze’ necessitano le stesse cure e attenzioni dei bambini: devono essere cullati, amati, ci si deve giocare e parlare, devono poter interagire con altri scimpanzé, devono avere giochi e stimoli intellettivi in modo che non si annoino. Le condizioni per molti scimpanzé da laboratorio sono migliorate negli ultimi anni, ma è ancora tanto il lavoro da fare. Dobbiamo prenderci la nostra responsabilità per le sofferenze che abbiamo inflitto loro. E dobbiamo cambiare le cose.

GLI SCIMPANZE' NON SONO ANIMALI DA COMPAGNIA

Gli scimpanzé sono fatti per vivere liberi nelle foreste. Qualora vengano strappati al loro habitat, la destinazione migliore potrebbe essere uno zoo veramente valido o meglio una zona protetta. In ogni caso, bisogna sottolineare che non sono animali da compagnia.

Da piccoli sono graziosi e questo può far pensare che potrebbero stare a proprio agio in una casa, ma gli scimpanzé crescono velocemente e dall’età di 5 anni diventano più forti di una persona adulta. Diventano distruttivi e mancano totalmente di disciplina. Possono, e lo faranno, anche mordere.

Gli incauti proprietari, tenteranno diverse soluzioni per posticipare il più lontano possibile l’abbandono dell’animale: faranno estrarre i denti all’animale, utilizzeranno collari con scariche elettriche e si spingeranno al punto di fare tagliare loro i pollici, credendo in questo modo di impedire agli scimpanzé di arrampicarsi sulle tende.

Nonostante questi orribili tentativi, il fatidico giorno arriverà. Non potranno essere rispediti in Africa, né accettati da uno zoo, che li riterrà incapaci di inserirsi con gli altri scimpanzé. La loro sfortunata fine sarà in un laboratorio scientifico che, vietando all’ex-proprietario di fare visita all’animale, impedirà allo sprovveduto padrone di rendersi conto delle orribili condizioni che ha inflitto al suo “caro” animale.

Se il tuo desiderio di possedere uno scimpanzé o una scimmia nasce da un vero amore verso gli animali, ci auguriamo vivamente che preferirai sostenerli nel loro habitat naturale. Il Jane Goodall Institute opera per la tutela degli scimpanzé in natura e in cattività, ed ha un programma di reinserimento degli scimpanzé orfani nelle aree protette in Africa. Molti di questi scimpanzé arrivano in condizioni di estrema debolezza, disidratazione, malnutrizione e soprattutto traumatizzati. Hanno vissuto la terribile esperienza della morte della madre e forse anche di altri componenti del gruppo. Necessitano di continue cure, nutrimento e amore. Esiste un altro programma del Jane Goodall Institute, ChimpanZoo, che permette a volontari e addetti di studiare gli scimpanzé in cattività.

Puoi andare a trovare gli scimpanzé negli zoo che si trovano nelle tue vicinanze. Verificane le condizioni e facci sapere ciò che hai trovato. 

DICHIARAZIONE DELLA DOTTORESSA JANE GOODALL, DBE RIGUARDO ALL’USO DI SCIMPANZÉ E ANIMALI SELVATICI NELL’INDUSTRIA DELLO SPETTACOLO, DELL’INTRATTENIMENTO E DELLA PUBBLICITÀ

Tutti noi siamo a conoscenza di come le grandi scimmie antropomorfe condividano con noi tratti biologici, psicologici, sociali ed emotivi. Tante persone e organizzazioni negli ultimi decenni hanno cambiato le loro politiche in merito schierandosi dalla parte della protezione delle grandi scimmie. Ciononostante possiamo fare di più. Di seguito si elencano una serie di problematiche che dovrebbero spingerci nella direzione della salvaguardia e del rispetto delle specie in questione.

Cosa succede quando uno scimpanzé viene utilizzato come attore?
Gli scimpanzé vengono letteralmente strappati dalle loro madre da piccolissimi, in quel periodo sensibile e importantissimo per la crescita e lo sviluppo di tutte le capacità sociali che metteranno in atto una volta adulti. In molte parti del mondo questi giovani scimpanzé arrivano da allevamenti in cattività mentre purtroppo in altre parti del mondo derivano da catture illegali proprio prelevandoli dal loro ambiente naturale. Questa prematura separazione dalla madre biologica causerà nel giovane scimpanzé problemi sociali e psicologici per tutta la vita.
Una volta arrivati nell’industria dello spettacolo questi giovani scimpanzé vengono allevati ed educati a svolgere compiti innaturali attraverso metodi coercitivi che includono punizioni fisiche e psicologiche, privazione di cibo e di acqua e molti altri brutali meccanismi. Mentre durante il set cinematografico nessuno farà male all’attore-scimpanzé, nel resto del tempo o meglio, a partire dalle prime 3 settimane della sua vita, lo stesso attore-scimpanzé ha sofferto e soffrirà abusi e maltrattamenti senza però che ci sia nessun testimone oculare. Ho parlato con persone che sono state testimoni di tali abusi e descrivono le sofferenze atroci provate dagli scimpanzé, anche con sessioni lunghe più di 30 minuti.

Cosa succede poi quando lo scimpanzé è adulto?
Purtroppo, tutte le sofferenze inflitte sono funzionali all’utilizzo dello scimpanzé per un brevissimo periodo di tempo. Molti scimpanzé vengono utilizzati infatti nel mercato dello spettacolo e dell’intrattenimento solo fino ad adolescenti circa, quindi attorno agli 8 anni. Molte volte sotto i loro costumi indossano collari elettrificati che vengono controllati a distanza.
Più lo scimpanzé cresce più diventa difficile la sua gestione in quanto in età adulta raggiunge una forza pari a quattro volte quella di un uomo adulto delle sue stesse dimensioni. Se continueranno a lavorare nel settore dello spettacolo e intrattenimento verranno privati dei loro denti, ma ciò non garantisce comunque una diminuzione della loro pericolosità. Con un’aspettativa di vita che si aggira attorno ai sessant’anni ciò sottintende che la maggior parte degli scimpanzé utilizzati nell’industria dello spettacolo dopo aver sofferto le pene in giovane età relative all’addestramento vivranno il resto della loro vita in cattività e in isolamento.
Come i bambini anche le giovani antropomorfe imparano imitando i comportamenti della madre e degli adulti. Imparano grazie al contesto sociale. E gli individui che non hanno avuto modo di crescer in un contesto sociale adeguato e con il supporto della madre naturale non manifesteranno mai il repertorio comportamentale tipico della specie e svilupperanno anomalie comportamentali piuttosto problematiche. Questi scimpanzé difficilmente potranno venir integrati in gruppi sociali presenti in qualche zoo, qualcuno potrà entrare a far parte di qualche santuario che si occupa di scimpanzé vittima di abuso ma il più vivrà il restante della propria vita chiuso in gabbia in qualche triste struttura o al più sarà vittima di eutanasia.

Quando si vede uno scimpanzé ridere in televisione significa che è contento?
L’utilizzo degli scimpanzé per spot pubblicitari altera totalmente la natura di questi animali ed è in pieno contrasto con quella che è la loro normale vita e le loro normali abitudini creando altresì negli esseri umani una percezione completamente sbagliata degli stessi. Ogni volta che si vede uno scimpanzé emulare la nostra mimica facciale in spot e altre forme d’intrattenimento in noi si crea la falsa credenza che lo scimpanzé sia contento di fare ciò.
Nella realtà dei fatti quello che noi interpretiamo come un sorriso che sottintende contentezza, nella natura dello scimpanzé è una mimica correlata alla paura e allo stress. Nel loro contesto sociale gli scimpanzé sorridono per indicare ai dominanti paura e sottomissione, non la felicità connessa con il nostro sorriso. Gli spettatori, inoltre, vedendo gli scimpanzé utilizzati a tale scopo di sicuro non percepiscono il pericolo che sta minando la loro stessa sopravvivenza in natura.
Visto che gli scimpanzé e gli oranghi utilizzati come attori sono individui giovani gli spettatori hanno l’impressione che questi animali siano piccoli, graziosi e desiderosi di coccole e nessuno è in grado di considerare e capire l’imponenza dell’animale da adulto. Ed è tale irrealistico e antropomorfizzato ritratto che continua a dare adito all’industria illegale di caccia e vendita di questi poveri animali.
L’utilizzo degli scimpanzé nell’industria dell’intrattenimento non rende consapevole lo spettatore rispetto all’importanze ecologica di queste creature, che hanno un loro ambiente e un loro contesto sociale, ma anzi li ridicolizza e li rende caricature di noi esseri umani, li fa divenire semplici oggetti con cui farsi due risate. Gli scimpanzé che ridono in televisione non sono contenti, al contrario stanno soffrendo, e ogni volta che questa situazione appare in televisione si perpetua la crudele, inumana e spregiudicata abitudine dell’abuso delle antropomorfe in cattività. Possiamo fare di meglio! Chi come noi è a conoscenza di queste crudeltà non può rimanere a guardare!

Come tale utilizzo si riflette su quelle che sono le popolazioni naturali?
Molte persone non sono a conoscenza del rischio di estinzione a cui vanno incontro le grandi scimmie antropomorfe (gorilla, scimpanzé, oranghi e bonobo). La popolazione umana è in continua crescita mentre al contrario quella di questi stupendi animali è in continua diminuzione. Se da un lato è vero che gli scimpanzé usati nei circhi del nord America e dell’Europa provengono da allevamenti in cattività, dall’altro gli scimpanzé usati nell’intrattenimento negli stati che non hanno ratificato o non rispettano la convenzione CITES (la Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle Specie di Fauna e Flora Selvatiche Minacciate di Estinzione) sono ancora vittima di bracconaggio. E così purtroppo molte realtà dell’industria dell’intrattenimento utilizzano scimpanzé che sono ancora prelevati in natura.
Negli ultimi decenni la popolazione selvatica di questi animali ha subito un attacco violentissimo, le madri vengono uccise per poi confiscare i loro piccoli e rivenderli per l’intrattenimento soprattutto in Cina e medio oriente. Più le persone considereranno le grandi scimmie antropomorfe un’ottima compagnia per l’essere umano più la domanda di questo traffico illegale crescerà. Vedere uno scimpanzé in una trasmissione o in uno spot farà credere a molti che in natura non stiano soffrendo l’estinzione! Noi sappiamo però che non è così, la loro popolazione è in continuo declino e con la distruzione dell’habitat africano loro stanno pian piano scomparendo! Tutta questa catena si può fermare solo andando all’origine del problema e cioè annullando totalmente la domanda di questi animali per l’industria dello spettacolo, dell’intrattenimento e della pubblicità.

Ci sono alternative all’uso di scimpanzé veri in tale industria?
Molte compagnie oggigiorno sono in grado di creare immagini generate da computer che tra l’altro garantiscono più facilità nel creare la storia e il soggetto desiderato senza preoccuparsi della cura e del sostentamento di questi animali nel set cinematografico. Gli esempi nell’utilizzo di questa nuova tecnologia sono numerosissimi, cito solo “La leggenda di Tarzan” della Disney (2016) o l’ultimo episodio del “Il pianeta delle scimmie” prodotto da Matt Reeves. Tale tecnologia rende ancora più immorale l’utilizzo di animali veri!
Le stesse motivazioni si accompagnano all’utilizzo di altre specie selvatiche quali leoni, tigri, elefanti e orsi. Le nuove tecnologie al servizio dell’industria dello spettacolo, dell’intrattenimento e della pubblicità rendono ingiustificabile le barbarie che sottacciono all’utilizzo di animali reali.
Spero vivamente che l’industria cinematografica e simili che ancora usano animali reali capiscano l’importanza di abbandonare tale pratica e che si uniscano a movimenti, quali il nostro, che si occupano, invece, della loro salvaguardia e che li rispettino in quanto esseri senzienti come noi stessi esseri umani.

Jane Goodall, PhD, DBE
Founder The Jane Goodall Institute

 

 

 

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